La freccia non conosce ostacoli:
C’è una freccia che fende l’aria nel campo di tiro di Via D. Cimarosa, a Novellara. Parte dritta, precisa, e va a segno. Chi l’ha scocca si chiama Davide, ha cinquantuno anni, e fino a poco tempo fa credeva che il tiro con l’arco non fosse per lui. Non per mancanza di volontà — quella non è mai mancata — ma per un limite che sembrava insuperabile: Davide, dopo un grave incidente, è rimasto offeso all’arto superiore destro perdendone totalmente l’uso.
Oggi, invece, è uno degli arcieri più assidui dell’ASD Arcieri dell’Ortica, la storica associazione sportiva reggiana fondata nel 1987. E lo è grazie a una storia che vale la pena raccontare.
Un’accoglienza che fa la differenza
Quando Davide si è presentato per la prima volta al campo della società novellarese, non sapeva bene cosa aspettarsi visto che da diverse Società aveva ricevuto un NO come risposta. Aveva sentito parlare del tiro con l’arco come di uno sport aperto a tutti, ma la realtà delle disabilità motorie agli arti superiori pone sfide concrete, che non si risolvono con il solo entusiasmo.
Gli istruttori e Soci dell’associazione non si sono tirati indietro. «Ci siamo chiesti: cosa serve per farlo tirare?», racconta uno dei tecnici. «Non ci siamo chiesti se fosse possibile. Ci siamo chiesti come farlo diventare possibile.»
L’invenzione che cambia tutto
La risposta è arrivata dopo settimane di osservazione, studio e sperimentazione. Davide stesso — perito meccanico con decenni di esperienza — insieme ad altri periti meccanici presenti in società, ha collaborato attivamente alla progettazione di un dispositivo di ancoraggio personalizzato: una struttura leggera in acciaio che si appoggia sulla spalla destra e, tramite un sistema di leve e supporti regolabili, consente di rilasciare la corda mentre con la mano sinistra reggere l’arco in modo sicuro ed efficace. Per facilitare un po’ il tutto, Davide ha scelto di usare un arco compound invece di un ricurvo; Davide è anche consapevole di dover costantemente rafforzare la muscolatura nella parte sinistra, infatti è seguito anche in piscina e in palestra dai personal trainer.
La struttura che è stata progettata non si tratta di una protesi, né di un ausilio medicale. È uno strumento sportivo su misura ( non ancora collaudato ), pensato da chi conosce il proprio corpo e co-progettato con chi conosce la tecnica arcieristica. Un esempio concreto di come ingegno e passione possano abbattere le barriere che la burocrazia e l’inerzia spesso lasciano in piedi.
Lo sport come diritto, non come concessione
Il legame tra Davide e l’A.S.D. Arcieri dell’Ortica, tuttavia, va ben oltre la linea di tiro. Oggi Davide non è soltanto un atleta della compagnia, ma è diventato una colonna portante della vita societaria, impegnandosi attivamente come volontario in prima linea in tutte le varie attività e manifestazioni che il sodalizio organizza e promuove sul territorio.
La sua vicenda, quindi, non è solo una storia a lieto fine individuale. È un promemoria collettivo di cosa significhi fare sport in modo davvero inclusivo. Non bastano le buone intenzioni: servono strutture disponibili ad ascoltare, istruttori disposti a mettersi in gioco e, soprattutto, una cultura associativa che consideri l’inclusione non un’eccezione da gestire, ma un valore da praticare ogni giorno.
Gli Arcieri dell’Ortica sembrano averlo capito. E il prossimo Open Day del 27 giugno 2026, aperto a tutti — «principianti e appassionati di ogni età», come recita il loro manifesto — sarà anche l’occasione per vedere Davide al lavoro sul campo, prova vivente che il tiro con l’arco, come molti altri sport, può essere davvero per chiunque voglia provarci.
Un modello che fa scuola: l’interesse delle società nazionali
La storia di Davide ha varcato rapidamente i confini del campo di Novellara. Negli ultimi mesi, gli Arcieri dell’Ortica hanno ricevuto contatti e richieste di informazioni da diverse società di tiro con l’arco provenienti da tutta Italia, incuriosite da questa soluzione tecnica e dall’approccio inclusivo dell’associazione reggiana. Dal loro profilo TikTok, dove hanno condiviso i video di Davide, impegnato in allenamento, in due giorni hanno fatto 210mila visualizzazioni e da lì sono partite le richieste dalle altre Società sportive.
Una risposta che ha colto positivamente i responsabili del sodalizio, ma che non ha sorpreso. «Sappiamo che ci sono tante persone con disabilità simili che vorrebbero avvicinarsi al nostro sport e non sanno da dare cominciare», spiega uno degli istruttori. «Se la nostra esperienza può essere utile ad altri, siamo felici di condividerla.»
Per questo, gli Arcieri dell’Ortica si rendono disponibili ad accogliere le società interessate presso il proprio impianto di Via D. Cimarosa 10, a Novellara, per una visita diretta: un’occasione per visionare l’attrezzatura adattata, comprenderne il funzionamento e, soprattutto, conoscere di persona Davide, che si è detto ben lieto di raccontare il suo percorso e di rispondere alle domande di tecnici e appassionati da ogni parte d’Italia.
Le società o i privati interessati possono contattare l’associazione al numero 3338285306 per concordare una visita.
